Agnostic Front @ Alpheus [Roma, 23/Novembre/2007]

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Mentre un venditore fallito di piadine attira orde di entusiasmi pre-confezionati, un altro significativo, e ben più gradito, campione di umanità, fatto di skin, kidz, punk e qualche metallaro in libera uscita si riunisce in Via del Commercio per rendere onore a una delle band cardine dell’hardcore anni Ottanta. Il mio maglioncino a righe bianche e rosa mi permette di mimetizzarmi perfettamente in mezzo a crani rasati, giubbotti in pelle, creste e borchie quando, alle dieci e un quarto appena, si spengono le luci.

Motivi di conflitto di interesse ci impediscono di parlare degli ottimi Payback, e della loro formula diretta e spacca-culo. Dura lex, sed lex. All’esibizione dei romani segue quella degli Sworn Enemy, band formatasi nel Queens una decina di anni fa, con l’attivo tre album full lenght. Non velocissima, ma particolarmente muscolare, la musica del quintetto innesta elementi trash metal su una base tipicamente eighties. Nulla di trascendentale, ma il front-man Sal Lococo si dimostra discreto imbonitore, capace di coinvolgere i non ancora numerosi presenti. C’è tempo per uno “spottino” dedicato al proprio banchetto e con la corrosiva ‘We Hate’ i nostri ci salutano.

Cambio di palco ed alla stazza fisica di Lococo e soci, si sostituisce quella più esile degli Evergreen Terrace (nome tratto dalla strada dove vive la famiglia più famosa di Springfield), autentica sorpresa per il sottoscritto. Guidati dal carismatico Andrew Carey, sorta di Gary Buesy magro, capellone e tatuato, il gruppo alterna ad un massiccio muro del suono inaspettate aperture melodiche. Tre cose colpiscono particolarmente: l’utilizzo delle voci dei diversi membri, la dinamicità della performance e soprattutto i giri di chitarra post-core, di Craig Chaney, un John Greenwood cresciuto a pane e Refused. Il pubblico si fa più numeroso e si accennano i primi – timidi – stage diving. Alla fine della serata stringerò tra le mani il loro ‘Wolfbiker’ (MetalBlade, 2007), l’ultimo tassello di una corposa discografia, caldamente consigliato ai lettori di questo articolo.

Una meno venti: un punk grasso e brutto come il peccato distribuisce strumenti con la stessa gravità di un Fedayn. Roger Miret presenta i suoi come “Agnostic Front from New York”. Tempo di correggere qualche lieve problema tecnico (la voce esce un po’ bassa dalle casse) e si scatena il delirio. il mastodontico signor Gonzalez ci vomita addosso liriche al vetriolo che si snocciolano su riff-macigno: immagini di vicoli odoranti di piscio, tossici assassini e sirene polizie. Gli agnostici 2007 hanno smussato gli spigoli metallici, in favore di un sound più rotondo e potente. Il risultato? Il pit è un carnaio umano, masse di corpi in lotta per salire sul palco, fare i complimenti a Steve Vigma e gettarsi in volo sugli astanti. Premio della serata all’instancabile ragazzo con la maglietta dei Ramones: avrà fatto su e giù almeno dieci volte! In un’ora scarsa scorrono pezzi storici, (tra cui una ‘Gotta Go’ cantata a squarciagola da tutti i presenti, l’immancabile ‘Police State’, e una granitica ‘Crucifed’), e quelli del nuovo, riuscito, ‘Warriors’ (Nuclear Blast; 2007). C’è tempo per un paio di bis, tra cui uno piacevolmente “poppettaro” (per quanto possano esserlo i nostri) e saluti. Sarebbe piaciuto qualche minuto in più, ma vista l’intensità va bene così. This is hardcore.

Carlo Fontecedro

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