Adult. @ Circolo degli Artisti [Roma, 1/Novembre/2007]

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Attendevo da un po’ questo concerto, lo ammetto. Quindi mi reco al Circolo carica delle migliori adrenaliniche aspettative. Ad aprire la serata Joe Lally [ex bassista Fugazi]. La faccio breve: temo di aver sbuffato come una vaporiera per quasi tutta la durata dell’esibizione. Gli amici che erano con me, pure. Poi ho aperto le danze, io, proponendo una serie interessante di esercizi di stretching per ridestare l’attività muscolare. Stira gamba destra, piega sinistra, movimento circolare della testa a destra, cambia senso, sinistra. Allunga le braccia avanti, poi dietro e inarca la schiena, fletti gambe giù eeee su. Non so se andavo a tempo di Lally ma certo è che il tempo deve essere stata un’arcana dimensione anche per loro. La gente poi era tanta, e irritante come direbbe qualcuno. Qui, inizio a maturare un lieve senso di disagio nei confronti degli amici nerdici che avevo imbottito di “eh ma oh aspetta che adesso arrivano gli Adult.. e cala il terrore eh eh!”.

Scorgo la subatomica coppia della lurida Detroit fare su e giù, al banco del merchandise rivolgo un ciao ciao a lei, Nicole Kuperus che ricambia con un sorriso-ghigno. Bene. Dico agli amici che il concerto andrà visto il più possibile vicino al palco per ricevere in maniera ben distribuita gli schizzi velenifici della loro espulsione “darkpunkelectroclashindustrial” (e faccio contenti tutti) . Così sarà ma non durerà a lungo. I due salgono sul palco, sistemano l’attrezzatura e partono con “Inclined To Vomit”. La viperina Nicole posseduta e vacillante è fantastica nella sua serie di “VOMIT! VOMIT! VOMIT!”. Sempre più collerici i toni poi con “Turn Your Back” e con la grottesca, infida e nociva “I Feel Worst When I’m With You” poi. Ma cosa accade adesso? Due teste vuote iniziano a fumare proprio davanti a me, altre due smidollate pensano (ahimè) che sia cosa buona e giusta ballare rubandosi tanto, troppo spazio e facendolo anche male. Sembrano tutte boe avvolte dal fumo ed io in mezzo, infastidita. Mi lascerò scappare un quadrato e sovversivo “non-si-fuma!” ma a poco servirà se non a incalzare una rognosa discussione sui principi e sulle leggi – mentre gli Adult. suonano – con la noncurante spettarice (per modo di dire) accanto a me. Aumentano le scordinate piovre ballerine stimolate da una scarica di corrente, aumentano i trasgressori. Siamo in minoranza e dobbiamo ritirarci. Finirò di assistere al mio concerto in fondo, appoggiata alla porta. Ritorno a sbuffare, mentre gli ormai distanti Adult. scatarrano “You Don’t Worry Enough”. La loro performance va pian piano ad esaurirsi in un’esibizione da club, poco industriale, suburbana e sinistra come piacevolmente temevo ma piuttosto danzereccia. Mi ripropongo di vederli ancora in futuro perché dal locale sono uscita con una visione poco chiara o come dire… offuscata? Maledetti, avete i giorni i contati prometto io. Qualcuno mi ricorda che c’è sempre un imbecille. Ah comunque loro sono bravi e sono gli Adult. Con il puntino. Period.

Mary Notarangelo

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