Adriano Viterbini & Los Indimenticables @ Auditorium [Roma, 4/Maggio/2017]

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Da almeno un paio d’anni si sente parlare (anche troppo) di “scena romana”, fondamentalmente riferendosi a tutta una frangia di cantautorato indie o presunto tale, molto in voga ma dalla caratura artistica in alcuni casi discutibile, che quindi divide il pubblico tra ferventi adoratori ed inferociti detrattori. Fortunatamente però esiste anche un’altra scena romana, dalle basi più solide e le radici più profonde, che cresce naturalmente, lontana dalle luci artificiali dell’hype e senza bisogno di “suonini” paraculi abbinati a testi in formato tweet. Di questa scena fanno parte da tempo anche i Bud Spencer Blues Explosion, ma dacché il duo è diventato un caposaldo del panorama alternative italiano, il suo asse portante, Adriano Viterbini, ha avuto modo di cimentarsi in un percorso solista che lo sta gradualmente portando ad essere considerato uno dei chitarristi italiani più importanti e ispirati in circolazione. Ricordo ancora quando iniziai a seguire i BSBE, ai tempi del primo disco nel 2009, ricordo anche che tra i miei amici qualcuno si fomentava, mentre altri sentenziavano un po’ approssimativamente con commenti tipo “sì, fico. Però non è Jack White.” Ok, Jack White è praticamente una divinità e su questo non si discute (almeno con me), però il cammino che ha fatto Adriano nel corso della sua carriera  inizia a ricordarmelo piacevolmente e senza che aleggino ombre di mera emulazione. Ad accomunarli c’è semplicemente la medesima sete di sperimentazione, fondendosi con le influenze più disparate, tra standard classici e attitudine moderna. Se dall’altra parte dell’Oceano il nostro amato White ha attinto in lungo e in largo dalla tradizione nordamericana, Adriano da par suo partendo dal suo caratteristico blues intriso di garage e grunge, propose delle sonorità tribali influenzate dalla musica tuareg già ai tempi di ‘Goldfoil’ (primo disco solista, 2013). Un percorso non improvvisato, al contrario frutto di uno studio profondo e partito da lontano, che lo hanno portato anche a collaborazioni importanti, come quella con Bombino. I risultati tradotti nel sincero apprezzamento del pubblico sono andati crescendo sempre di più, lasciando libero Adriano di continuare ad esplorare territori nuovi, fino alle recenti  incursioni verso la musica latino americana. Nella riuscita di questa svolta un ruolo di rilievo è senza dubbio da attribuire ad un validissimo compagno di palco che risponde al nome di Ramon Caraballo, cubano di nascita ma trapiantato a Roma da più di vent’anni, che con Adriano si divide tra percussioni, tromba e tastiera. Completano la formazione con il loro prezioso apporto Francesco Pacenza (basso e effetti) e Pietro Monterisi alla batteria, delineando la formazione di questo ‘Tour Blu’, all’interno del quale si spazia tra pezzi di Adriano solista, come ’Tubi Innocenti’ o la sua rivisitazione (splendida e sempre ammaliante) di ‘Sleepwalk’, fino a brani popolari della tradizione latina come ‘Guantanamera’. Tratto caratteristico del ‘Tour Blu’ è la partecipazione di Davide Toffolo dei Tre Allegri Ragazzi Morti in veste di disegnatore, che durante il concerto improvvisa su dei fogli visionarie illustrazioni con acquerello (contraddistinte da una predominanza di tinte blu), il tutto ripreso con una videocamera e proiettato su un maxischermo alle spalle dei musicisti. Una fusione di arti e ispirazioni intrigante e suggestiva, che culmina con l’epilogo in cui il frontman dei TARM raggiunge Adriano e soci sul palco per il brano ‘La mia vita senza te’, cantato prima nella versione originale spagnola da Ramon e successivamente dallo stesso Toffolo in italiano. Lo spettacolo si chiude con un omaggio all’ultima grande passione di Toffolo, la cumbia, che a quanto pare sta contagiando anche il chitarrista romano e i suoi compagni di band, Los Indimenticables. Il riferimento è chiaramente un assist anche al nuovo progetto in cui proprio Toffolo è coinvolto, ovvero ‘Istituto italiano di Cumbia’, del quale si sentirà parlare molto quest’estate. Per quanto riguarda Viterbini invece è l’ennesima tappa di un viaggio che non accenna a fermarsi, fatto di escursioni esotiche che avvicinano e fanno apprezzare, anche ad un pubblico di estrazione rock-blues, sapori musicali che con ogni probabilità difficilmente si sarebbe trovato ad assaggiare.

Niccolò Matteucci

Foto dell’autore

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