Adolescents + Intellectuals + Leeches + Freaks @ Init [Roma, 15/Dicembre/2007]

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Ultima serata del Road To Ruins Festival in un Init imbottito di gente delle più diverse estrazioni musicali per la grande occasione che vede sul palco uno dei gruppi che hanno fatto la storia dell’hardcore americano. Appena entrati si capisce che sarà una grandissima festa: la nuova fanzine “Squirtzine” in regalo, creste in lontananza, facce vecchie e facce nuove, facce giovani e facce che si avvicinano alla mezza età. Come tutte le migliori feste, ad aprire la serata c’erano tre gruppi di tutto rispetto. Rispetto che io ho dimostrato di non avere nei confronti degli apripista Freaks. Si sono fatti la traversata del Mar Tirreno partendo da Cagliari e non mi sono degnato di arrivare in orario per ascoltarli. Mea culpa Mea Maxima culpa. Per scusarmi riporterò qui il loro indirizzo myspace perchè non sono per niente male, anzi, come si autodefinisco loro sono “meglio di qualsiasi altra cazzo di band in giro”.

Gli Intellectuals sono stati particolarmente interessanti per due motivi: in primis perchè il loro punk’n’roll con influenze wave newyorchesi gli permette di suonare un synth al posto del basso et in secundis perchè la formosissima batterista conosce solo ed esclusivamente un ritmo: TU-PA, e nonostante/grazie a questo sono risultati divertentissimi con sommo gaudio dei danzatori adolescenti sotto il palco.

Il cantante dei Leeches è a dir poco buffo: uguale a Beppe Grillo ma con i capelli lisci e la frangetta, non ha paura di sfoggiare la sua pantagruelica pancia come se fosse un feticcio da adorare, non a caso uno dei pezzi è dedicato a ciò che di più i Leeches dicono di amare nella vita: il cibo. Grandiosi!

La cosa più normale del mondo ad un concerto hardcore è vedere i giovani scalmanarsi nel pit, o vedere i giovani fare salti dal palco che sfiorano il soffitto per atterrare (a volte) addosso agli altri giovani che (sempre a volte) dovrebbero prenderli, ed è normale vedere schiere di giovani cantare ‘Amoeba’ tutti col dito indice alto nell’aria. Cosa un po’ più rara è vedere uomini di mezza età vestiti come mio padre, capelli brizzolati, occhiali da impiegato cantare ‘Amoeba’ col sorriso stampato in viso, viso sul quale si poteva leggere che se avessero avuto ancora la forza per sostenere un pit HC insieme ai giovani cresta-muniti, ci si sarebbero fiondati senza pensarci due volte. Sul palco gli Adolescents sono ancora da paura, ma è veramente triste vedere Steve Soto (adesso chitarrista) in quelle condizioni. Faccia scavata dall’età e un elefantiasi al bacino a malapena nascosta dai pantaloni neri extra large. Se non altro gli anziani sul lato sinistro dello stage venivano controbilanciati, sul lato destro, dal figlio diciassettenne del cantante alla seconda chitarra. Concerto spettacolare rovinato da due eventi spiacevoli. Il primo, quando il cantante è dovuto andarsene dal palco incazzato, perchè qualche bambino “panche” ha creduto che fosse “una cifra panche” sputare sulla maglietta del cantante. Il premio gag della serata va ufficialmente a due giovani calabresi a loro volta “panche” che commentano così la faccenda. Riporto di seguito il loro dialogo:

Panche #1: “Che stronzo il cantante, se ne vuole andare per due sputi”
panche #2: “Eh, infatti, e questi sono quelli che si sono fatti gli anni ‘80 in America”
panche #1: “E se ne vuole tornare a casa con i nostri quindici euro”
Panche #2: “Non si fa così…”

Il secondo e più importante evento spiacevole è stato causato proprio dall’organizzazione che ha voluto mettere come sicurezza sul palco due cretini che scaraventavano giù dal palco, con violenza e sorridendo, i ragazzi e persino le ragazze che volevano fare stage diving. Hanno riso fino a quando, dopo aver fatto spaccare la testa ad un giovane, qualcuno si è incazzato sul serio cercando di spaccare la loro di testa, purtroppo i due sono stati fatti uscire dalla porta sul retro. L’ordine si è ristabilito solo dopo che il sindaco di Roma (per la precisione della Roma Hardcore), incitato dal cantante degli Adolescents, ha preso in mano il microfono per denunciare – meritatamente – l’organizzazione. La cosa peggiore è che sono riusciti ad alzare la rissa proprio durante ‘Kids Of The Black Hole’, il mio pezzo preferito che è stato inevitabilmente fermato a metà. Gli americani finita la bolgia continuano a suonare. Due bis e poi tutti a casa. Tutti un po’ risentiti…

Andrea Di Fabio

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