Adam Green @ Circolo degli Artisti [Roma, 1/Maggio/2008]

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“We Love 1 Maggio”. Questo lo slogan che ha accompagnato il lungo pomeriggio del Circolo degli Artisti come sempre pieno di giochi, musica, gente, cibo e finalmente sole. Altissimo e caldissimo. Una giornata che ha fatto da gioioso aperitivo e da divertito antipasto per le esibizioni serali. Che a sorpresa diventano tre. Infatti oltre a Laura Marling e all’headliner Adam Green troviamo sul palco Le Luci Della Centrale Elettrica. Il progetto one man band del ferrarese Vasco Brondi fresco di debutto su Tempesta Dischi. Un fascio di luce lo illumina mentre in un breve set urla con voce effettata e sgranata tutta la rabbia e la forza lirica delle sue nuove composizioni incluse in ‘Canzoni Da Spiaggia Deturpata’. La gente che pian piano prende posizione nella sala sembra accogliere con favore l’impegno di Brondi e della sua personalissima musica.

Mentre lo stand del merchandise degli “ospiti” stranieri sta via via diventando sempre più ricco, sul palco silenziosamente sale la piccola biondina – con capelli da paggetto – Laura (Beatrice) Marling. La ragazza inglese di Eversley (nel North-East Hampshire, dalle parti di Reading) ha solo 18 anni (compiuti da poco). E si vede. Con lei una band di quattro elementi che apporta strumentalmente un contrabbasso, un violino, una chitarra e delle percussioni. Laura è a supporto del debutto ‘Alas, I Cannot Swim’ che fa bella mostra sopra lo stand come quelle deliziose bustine di gommose caramelle che vengono regalate gratuitamente lasciando una semplice mail di riferimento. Idea davvero molto carina per promuoversi al meglio. Nella mezz’oretta in cui è impegnata on stage la Marling, con sguardo fisso verso il fondo della sala, distilla un garbato e piacevole concentrato di revivalismo folk con neanche troppo lontani sapori country di una Nashville che forse non c’è più. Immaginate allora la sua stanzetta delle bambole. Un vecchio giradischi con quello strano fruscio, una catasta di vinili impolverati regalati dai genitori dove si scoprono i nomi di Joni Mitchell, Joan Baez e perchè no Sandy Denny. Il pubblico applaude convinto. Sorpresina del nuovo mese.

Ma è un pubblico per la maggior parte under 18. Un pubblico che nelle prime file è assai maleducato. Ebbro. Forse rigettato da Piazza San Giovanni. Spinge. Fuma. Si fomenta per nulla. Eccitato. A mezzanotte e quindici la band di Adam Green è pronta. Una lunga introduzione fa da tappeto rosso all’entrata in scena del ragazzotto di New York classe 1981. Green – che poco prima aveva tranquillamente tenuto rapporti amichevoli con i fan, scattando foto, firmando autografi e sorridendo un po’ a tutti -, irrompe saltellando sbilenco con una maglia dalle cui maniche pendono delle frange bianche che lo fanno assomigliare ad un volatile panciuto. Si, perchè Adam Green è peggiorato. Fisicamente ma soprattutto musicalmente. Una sorta di “Mr Tre Panze nel Villaggio Vacanze”. Ideale titolo per un film con lui protagonista assoluto. Il quinto solo album che sta promuovendo è mediocre. Rispetto a due anni fa arriva con due coriste colored. Cosa vuole essere Green? Un crooner? Un autore pop? E perchè il soul? Un po’ indie rock? Il suo set è sciatto. Soprattutto nella terribile prima parte. Su di giri. Zompetta. Parla in italiano quando ripete la parola “paesano”. Dalle prime file meglio spostarsi dietro per evitare contatti pericolosi. Starnutisce e dal suo delicatissimo naso esce un filare di mocciolo lungo 20 centimetri. Delizioso. Caracolla. Stona. Non cambia poi molto neanche verso il finale quando imbraccia la chitarra da solo o come quando entra una piccola fanciulla a duettare in maniera a dir poco approssimativa. Il pubblico under 18 però apprezza. I molestatori ubriachi delle prime file convergono verso il fondo. Spingono violentemente anche qui. Giusta una bella manata in faccia che si prende il più coglione di loro. Mentre Green termina il suo precario show tra caldo e applausi isterici. Avanspettacolo.

Emanuele Tamagnini

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