Acid Mothers Temple & the Melting Paraiso U.F.O. @ Planet [Roma, 13/Ottobre/2016]

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“Per fare un riff tutte queste volte deve piacerti davvero tanto”. Chiosa così il mio amico al termine del concerto romano degli Acid Mothers Temple e non posso che ridere, anche se a me i gruppi che ripetono i riff un sacco di volte a me piacciono molto, Acid Mothers Temple compresi. L’occasione che porta i nipponici a Roma è l’uscita dell’ennesimo nuovo album, ‘Wake the New Dawn of Another Astro Era’, che poco aggiunge alla bella carriera della band guidata da sempre da Kawabata Makoto. Il Planet di Roma ospita il concerto, ma siamo certi che in altri periodi storici l’esibizione si sarebbe tenuta Sinister Noise, locale per eccellenza per queste sonorità, luogo che per dieci anni ha regalato alla capitale concerti bellissimi, ma di cui siamo orfani dallo scorso Luglio. Forse è per questo, o per il biglietto non esattamente economico, o per una serie di sfortunate concomitanze che alle 22 il locale è ancora vuoto, e l’insuccesso della serata si può leggere nei musi lunghi dei Karl Marx Was A Broker, che hanno il compito di aprire la serata di fronte a una manciata di persone. I ragazzi di Pistoia, giunti di recente al quarto album con ‘Monoscope’ si esibiscono comunque in un buon live.

I tempi della serata intanto si dilatano sempre di più, i promoter forse confidano che arrivi qualche persona a rinfoltire la sala, e in effetti un dozzina di ritardatari raggiungono il Planet appena in tempo per godersi il gruppo giapponese. Gli Acid Mothers Temple salgono sul palco nella nuova formazione che prevede una nuova (e giovane) sezione ritmica. L’entusiasmo non è esattamente alle stelle e la sensazione è che la prima parte del concerto soffra un po’ di queste bad vibrations. Higashi Hiroshi si limita a buttar giù tappetoni di synth con aria piuttosto indisponente, mentre il resto della band si lancia in cavalcate che Kawabata Makoto – deus ex-machina del progetto sin dagli anni novanta- cerca di orchestrare alla bene e meglio. Non mancano momenti belli ed emozionanti, come quando la band intona un salmo un po’ stonato, o quando lo stesso Hiroshi prende in bocca l’armonica, o ancora quando si ha la sensazione di assistere alla più genuina manifestazione della musica psichedelica. Il problema è che il contorno non cambia, la mia febbre sale e non bastano i balletti trans di Tabata Mitsuru ad attrarre la mia attenzione, senza contare che come dicevo sopra il nuovo materiale della band non ha poi molto di nuovo da raccontare. Forse in un luogo più raccolto e con un audience meno casuale, la band sarebbe riuscita a dare di più. Perché in definitiva i concerti sono fatti anche da quello che avviene intorno alla band. Un’ultima considerazione, riprendendo quello che il nostro Piero Apruzzese diceva qui, è che forse gli Acid Mothers Temple si sono costretti a un tour senza fine anche a causa delle difficoltà economiche che può portare una vita dedicata a fare un certo tipo di musica, e la fatica si sente soprattutto nelle serate storte.

Luigi Costanzo