A Toys Orchestra + St. Francis @ Classico Village [Roma, 27/Aprile/2007]

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La sala più grande del Classico Village, da ormai alcune settimane riaperta ai concerti, è piacevolmente gremita venerdì sera. Aprono i St. Francis, sorta di “Justice League” della scena romana, con membri dei Poppy’s Portrait e dei disciolti Red Cherry a militarne nelle fila. I primi pezzi sono potenti e abrasivi, caratterizzati dalla duttile voce di Luigi Buccarello. Nel corso dell’esibizione si fa però pesante una certa ispirazione di matrice “radioheadiana”, che rende più convenzionale e meno interessante il resto della scaletta. Energia e talento ci sono, come dimostrato nei momenti più aggressivi e lontani dall’influenza del quartetto di Oxford, mentre appare un po’ sfumata la personalità del gruppo capitolino, cosa comprensibile considerata la giovane vita del combo. I campani A Toys Orchestra, intenti a promuovere il loro terzo lavoro “Technicolor Dreams” (su etichetta Urtovox), vengono accolti calorosamente dai numerosi conterranei convenuti al Classico. Inizio set non memorabile, caramelloso e noiosetto. Si tratta di una falsa partenza: salito sul palco il secondo tastierista e fisarmonicista Fausto Ferrara, le sonorità acquistano vigore, riuscendo a coniugare con gusto Syd Barret, dEUS e, perché no, Air. La mezz’ora successiva è da applausi, con un pop sbilenco e deviato, capace di spiazzare piacevolmente i presenti con inaspettati e improvvisi cambi di ritmo e atmosfera. Nell’ultima parte dello show (sotto lo sguardo attento di Manuel Agnelli), i nostri si adagiano su toni più dolci e pacati, che seppur pregiati negli arrangiamenti, sbiadiscono di fronte a quanto prima presentato.

Carlo Fontecedro

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