A.R. Kane @ Half Die Festival [Roma, 24/Luglio/2016]

1027

L’illuminazione arriva nel viaggio in macchina, di ritorno dai due giorni passati al Siren Festival di Vasto. Per una volta non siamo noi alla guida, così, mentre gli altri due passeggeri sono alla ricerca di Pokemon in autostrada, noi, silenziosi e poco interessati alla mania del momento, rimuginiamo ancora, in silenzio, per esserci persi gli A.R. Kane in terra abruzzese, a causa di una serie di sciagure che manco a raccontarle, e che comunque abbiamo già raccontato nel live report del festival. È pomeriggio, e nonostante sia una domenica di luglio, non sembra esserci il traffico che ci aspettavamo. Ricordavamo che il concerto romano di coloro che coniarono il termine dream pop, e il relativo genere musicale che amiamo sfacciatamente, ci fosse stato il giorno precedente, ma cercando notizie dallo smartphone ci rendiamo conto che suoneranno tra poche ore, e potremmo fare in tempo. Sono febbrili le ricerche dell’orario di inizio (sarà veramente alle 19?) e soprattutto dell’indirizzo in cui si svolge l’Half Die Festival, nome tratto da una categoria di video porno ed evento più segreto di Roma, almeno stando alle informazioni quasi nulle che ci riesce a fornire il web, scandagliato con minuzia. Contattiamo quindi la persona giusta, nello specifico il boss di questo sito, che ci darà quantomeno il nome di una via. Speriamo solo che non abbiano cambiato location, nel frattempo, visto che alcuni siti sembravano parlare di questo, senza dare indicazioni utili neanche per sbaglio, con un’omertà molto poco 2.0. Le regole sono fondamentalmente due: portare da bere e indossare scarpe chiuse, d’altronde il posto ha un proprietario, che sarebbe più opportuno chiamare genio, e si fa come dice lui. Entrati a Roma, col cielo che minaccia pioggia, prendiamo la macchina che non avevamo utilizzato per il viaggio perché il computer di bordo segnalava problemi all’apparenza gravi e ci diciamo, ci convinciamo, che qualche chilometro in più non potrà peggiorare la situazione. Arriviamo così in una zona di Roma che non possiamo menzionare, parcheggiamo a pochi passi dalla via che non possiamo menzionare, e veniamo attratti dalla musica che inizia a diffondersi proprio mentre siamo nelle immediate vicinanze. Seguiamo una ragazza con una tote bag di quelle che solo chi va per concerti usa e arriviamo nel comprensorio. Saliamo una scala a chiocciola e vediamo gli A.R. Kane, a pochi metri, intenti a suonare il primo brano. Non c’è Alex Aduli, ma la line up attuale vede Rudy e Maggie Tambala, accompagnati dal più giovane Andy Taylor, la quota bianca, spesso in ginocchio dinanzi alla sua tastiera. La terrazza è completamente piena, di persone sedute a terra e qualcuno in piedi, sui lati, mentre a noi non resta che attendere, in bilico sulla scala, che qualcuno decida di lasciare il proprio posto. Una provvidenziale pioggia, dalla quale ci ripareremo con un provvidenziale ombrello, selezionerà il pubblico. Alcuni, non molti in realtà, abbandonano il loro posto per evitare di bagnarsi, dandoci così modo di posizionarci in maniera meno precaria. Siamo finalmente dentro, paralleli e di lato agli A.R. Kane. I londinesi proporranno materiale vecchio e nuovo, in un set che virerà allo shoegaze senza mai prenderne le derive, pizzicando l’elettronica minimal, ma soprattutto le corde del cuore. Le melodie sognanti sono la perfetta colonna sonora di questo giorno di pioggia. L’atmosfera, i suoni e il sorriso rassicurante del calmo Rudy Tambala ci faranno capire che ce l’abbiamo fatta a recuperare l’occasione persa a Vasto e che dopo la pioggia di venerdì, questo è il momento del sole, metaforicamente parlando, visto che in senso figurato scende giù che Giove Pluvio la manda. Dopo un’ora circa l’impianto salterà e non ci sarà modo di rimetterlo in sesto, ma saremo comunque appagati e certi che l’esperienza ci resterà nella memoria e negli occhi per tanto tempo. Il concerto più romantico della nostra vita.

Andrea Lucarini

2 COMMENTS

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here