A day with STUART MOXHAM (Young Marble Giants). Intervista Esclusiva.

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Cardiff 1978. Il talento della scrittura di Stuart Moxham, il “singing bass” del fratello Philip e la voce spettrale di Alison Statton, danno vita ad una delle avventure più entusiasmanti e influenti dell’intera era post-punk: Young Marble Giants. E’ la lunga mano di Geoff Travis della Rough Trade ad accorgersi di quella band immersa in un suono assolutamente unico, senza alcun punto di riferimento verso nessun’altra band contemporanea (se non forse nei Pink Military di Jane Casey), appena uscita fuori da una ormai mitica compilation (‘Is The War Over?’) uscita nel 1979 sulla label del collettivo indipendente Z Block. Esecuzione minimalissima, percussioni elettroniche e sprazzi di primitiva percussività. Una linea di tracciamento che viene ancora oggi presa come imprescindibile orientamento sonoro. L’unico album del trio – il monumentale ‘Colossal Youth’, fuori nel febbraio del 1980 – è universalmente acclamato dalla critica del periodo. Un successo di culto assoluto confermato anche dal successivo (ed ultimo) EP ‘Testcard’ pubblicato nel marzo 1981, ad un anno di distanza (quasi) dal 7″ ‘Radio Silents’/’Final Days’/’Cake Walking’. Gli Young Marble Giants si dissolvono sospinti dalla stessa aura di mistero con la quale erano comparsi tre anni prima. Più di vent’anni dopo il nome verrà rispolverato grazie alle “rivelazioni” del libro “Journals” in cui il “solito” onnivoro Kurt Cobain li citerà come uno dei suoi gruppi preferiti (da ricordare le splendide cover di ‘Final Day’ dei Belle And Sebastian e Galaxie 500, oppure altre – titoli vari – meno eclatanti ma altrettanto riuscite ad opera di Hole, Adam Green, Lush, Magnetic Fields…). Proprio in quell’anno (2003) i tre ricompaiono a sorpresa per uno speciale della BBC. Ma ci vorranno altri quattro anni prima dell’atteso reunion concert che si concretizza a fine maggio 2007 durante il festival gallese Hay-on-Wye. La fantastica ristampa di quell’unico disco da parte della Domino e le successive apparizioni live (all’ATP in quel di Minehead nel maggio 2009 eseguono per intero ‘Colossal Youth’), ufficializzano il ritorno in grande stile di una formazione che è rimasta sempre viva nei cuori di tutti i veri appassionati di un’epoca, di un suono, di uno stile, che non ammettono l’usurpazione di un trono da parte di novelli plagiatori, falsi fenomeni e burattini da studio.

Ho l’onore di catturare in una pausa di “lavoro” la mente storica della band. Stuart Moxham è gentilissimo nel programmare l’intervista e dedicarmi successivamente un pezzo di una mattinata agostana. Il chitarrista ha da poco approfittato dell’onda del ritorno d’interesse per pubblicare (giustamente) una raccolta del suo materiale solista. Rimandandovi a piè di pagina per una dettagliata discografia post-YMG, ecco quello che Nerds Attack! ha umilmente preparato per voi carissimi-attentissimi-gentilissimi lettori.

Prima di tutto Stuart, mi sono sempre chiesto cosa prova un musicista nel constatare che la propria musica, dopo tanti-tantissimi anni, sia ancora presa come riferimento da moltissime giovani formazioni (dico questo pensando a gruppi come ad esempio The XX, The Mayfair Set, Lykke Li, Au Revoir Simone…). Si sente lusingato, indifferente o moderatamente arrabbiato?

Davvero una bella domanda. Direi assolutamente, molto molto lusingato. Allo stesso tempo, pur non riuscendo praticamente mai a trovare delle somiglianze della mia musica in altri artisti, devo dire che provo anche un po’ di sana invidia. Per il fatto che quella gente è in tour e io no!

Dopo il ritorno “speciale” per quel concerto del 2007, che coincideva con la celebrazione da parte della Domino (vedi ristampa deluxe), il ritorno a tempo pieno a sorpreso molti. Quando è stata presa la decisione?

Bisogna fare un salto all’indietro fino al 2003. Fu allora che decidemmo di ritrovarci per un album e per un solo show. Invece abbiamo fatto tanti concerti e nessun disco!

In una recente intervista hai dichiarato di non aver mai realmente amato il punk. Dunque in risposta a quale desiderio hai sentito il bisogno di mettere in piedi gli YMG?

Esattamente per essere all’opposto del punk. Era solo il rock’n’roll un po’ più velocizzato e un po’ più puerile. Sono cresciuto ascoltando i “giganti” del genere, i classici della Motown e il progressive rock. A 14 anni ero un fanatico capellone dei Led Zeppelin, Beatles e Rolling Stones. Questo è il mio background.

Se pensiamo alla Cardiff dell’epoca, pensiamo ad una città musicalmente fuori dal grande giro. Chi vi ha aiutato ad emergere… se mai c’è stato un reale supporto da parte di qualcuno?

Le band locali, i nostri fan e mia madre che era la nostra roadie!

‘Colossal Youth’ rimane un autentico caposaldo. A trent’anni dall’uscita non ha perso minimamente un filo del suo fascino rimanendo attualissimo.

Grazie mille. Si hai ragione, diciamo che allora fummo veramente fortunati a saper creare un sound che ancora non ha avuto la peggio contro il passare del tempo. Per questo ‘Colossal Youth’ non suona e mi auguro non suonerà mai datato.

La tua Rickenbacker 425 è stata la grande artefice proprio di questo suono che stiamo analizzando. Le sei rimasto fedele?

Sfortunatamente no. Nel senso che l’ho venduta subito dopo la fine della band perchè avevo bisogno di soldi.

All’inizio con voi c’era un quarto elemento, tuo cugino Peter Joyce, una sorta di genio dell’elettronica. Che fine ha fatto?

Si molto molto prima che decidemmo di usare una drum machine. Spiacente di deluderti ma è da moltissimo tempo che abbiamo perso reciprocamente i contatti.

Non sappiamo moltissimo di Alison e di tuo fratello Philip, ma almeno puoi tranquillizzarci sul fatto che negli anni hanno person un po’ della loro storica timidezza?

Si si certamente. Ma devo stare sempre molto attento! (ridendo, ndr). Philip ha sempre odiato rimanere nell’occhio del ciclone dei media e della gente. Mentre Alison sul palco era sempre nervosa. Il tempo ha fortunatamente aggiustato (quasi) tutto.

Tornando agli YMG. Quali le prossime mosse?

La speranza è quella di pubblicare un nuovo album. Ci stiamo lavorando da tanto. Poi forse un live album e un DVD che sarebbe il primo per la mia etichetta hABIT. Recentemente ho invece pubblicato ‘Personal Best’ che racchiude una parte del mio viaggio solista.

Dopo la fine degli YMG (avvenuta praticamente dopo un tour americano) hai formato i Gist, ma la cattiva sorte ha voluto che avessi un rovinoso incidente di moto. Cosa ricordi di quel periodo “nero”?

Davvero poco. Solo tanto dolore e basta. Visto che rimasi per quattro giorni in stato di totale incoscienza.

Per concludere. Dove vivi ora e cosa sarebbe oggi Stuart Moxham se non fosse diventato Stuart Moxham?

Vivo in un piccolo paese del Wiltshire, nel sud-ovest dell’Inghilterra. Cosa sarei diventato? Mah, non ci ho mai pensato seriamente, ma credo che forse mi sarei visto bene come architetto.

Intervista raccolta da Emanuele Tamagnini

[DISCOGRAFIA RAGIONATA]

Alison Statton + Philip Moxham + Stuart Moxham = [YOUNG MARBLE GIANTS]

Colossal Youth (1980)
Final Day 7″  (1981)
Testcard EP (1981)
The Peel Sessions EP (1991)
Nipped In The Bud (1983-comp.)
Salad Days (2000-comp.)
Live At The Hurrah! (2004) [anche DVD]
Colossal Youth (and Collected Works) (2007-ristampa)

Alison Statton + Simon Booth + Spike Williams + guest = [WEEKEND]

‘The View From Her Room’/’Leaves of Spring’ 7″/12″ (1982)
‘Past Meets Present’/’Midnight Slows’ 7″ (1982)
‘Drumbeat For Baby’/ Weekend Off’ 7″/12″ (1982)
La Variete (1982)
Live at Ronnie Scott’s 12″ EP (1983) [ristampa 2008]
The ‘81 Demos (1995)
Weekend Archive (2003-comp.)

Stuart Moxham + guests = [The GIST]

‘This Is Love’/’Yanks’ 7″ (1981)
‘Love at First Sight’/’Light Aircraft’ 7″ (1981)
‘Fool for a Valentine’ 7″ (1982)
Embrace The Herd (1983)

Alison Statton + Ian Devine = [DEVINE AND STATTON]

The Prince of Wales (1988) [ristampa 2005]
“Bizarre Love Triangle” 12″ (1988)
“Hideaway/Lovers Get In The Way” 7″ (1990)
Cardiffians (1990)
‘Don’t It Make My Brown Eyes Blue’ (1990)

Alison Statton + Spike Williams = [ALISON STATTON AND SPIKE]

Weekend In Wales EP (1993)
Tidal Blues (1994)
Maple Snow (1995)
The Shady Tree (1997)

[STUART MOXHAM]

Signal Path (1992)
Random Rules (1993)
Cars In The Grass (1995)
Fine Tuning (1995)
Save It (2002)
The Huddle House (2007)
Personal Best (2010-comp.)