A day with Laurence Colbert…

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Una storia comune. Una storia già raccontata mille volte. Quella degli incontri fatali nelle celebri scuole d’arte britanniche. L’origine e il punto d’inizio di avventure che hanno segnato il corso del tempo musicale. Non si sottrassero da questa consuetudine neanche i meravigliosi Ride, che focalizzarono la propria ragion d’essere tra i corridoi sterminati della North Oxfordshire College & The Oxfordshire School of Art & Design (Colbert afferma: “An ideal condition for creating something original… I hope so!”). I poco più che ventenni Mark Gardener, Andy Bell e Laurence Colbert, avrebbero di lì a poco dato alla luce uno dei vanti più luminosi che la città di Oxford abbia mai visto splendere (escludendo i successivi Radiohead che invece si tirarono fuori dalla piccola Abingdon). Dallo split dei Ride ad oggi sono passati più di tredici anni, lungo lasso di tempo durante il quale Loz Colbert ha arricchito il suo “palmares” passo dopo passo, con estrema attenzione e oculatezza nelle scelte. Dai poco fortunati Animalhouse (con Gardener) a Damo Suzuki, dai concittadini/amici Supergrass agli International Jetsetters di Mark Crozer, dai giapponesi The Brilliant Green al John Moore Rock’n’Roll Trio, fino ai rivampati Jesus & Mary Chain, band nella quale Colbert è attualmente impegnato, dopo aver collaborato live assieme a Jim Reid supportando il suo materiale solista. Dopo mesi di tentativi certosini andati a vuoto causa i numerosissimi impegni del batterista, siamo ben felici e sorpresi di trovare Colbert pronto al nostro fuoco di fila in una semi-soleggiata domenica d’ottobre.

Iniziamo dalla Oxford di allora e dai Ride. Non è un mistero che Danny Goffey e Gaz Coombes dei futuri Supergrass fossero iscritti alla fan-list dei Ride e che Johnny Greenwood e Thom Yorke dei Radiohead vi seguissero da autentici appassionati.

Nessuno degli artisti che hai citato aveva frequentato i nostri stessi posti ma tutti venivano praticamente da Oxford, quindi si era creato per forza di cose una sorta di mutuo rispetto, erano sicuramente tutti fan della nostra band. Oxford a quel tempo aveva la meglio su Londra… poi vuoi sapere cosa è successo? Credo che sia stato fantastico avere Oxford alla testa della musica britannica per un periodo, ma più semplicemente o le cose sono mutate tanto velocemente da non accorgersi dei cambiamenti oppure si è perso tempo a sorprendersi del successo riscosso dai Radiohead, piuttosto che fermarsi realmente a pensare che forse ad Oxford era nata una vera “scena”.

Una volta Christian Savill degli Slowdive disse: “We were like their brothers, or something. We enjoyed live support and I think we all benefit. They were very popular at the time and a part of their audience came to hear us in the United States”. Una bellissima partnership artistica non c’è che dire… senti ancora qualcuno di loro?

Alcuni di loro non riesco ad incontrarli spesso ma solo perchè viviamo in parti differenti del Regno Unito e anche perchè siamo praticamente tutti ancora attivi… fortunatamente!

Negli ultimi anni c’è stato un massiccio ritorno dei suoni shoegaze. Ma questa “parola” se vent’anni fa aveva un preciso significato oggi è stata definitivamente imbastardita. Quando avete iniziato avreste mai pensato che vent’anni dopo queste sonorità sarebbero state ancora così presenti?

No. Non credo che avessimo il tempo nè il pensiero di soffermarci su queste cose. Eravamo solo impegnati e concentrati sul prossimo disco da realizzare o sul nuovo concerto da fare. “Shoegaze” was happy just doing its own thing! Ritengo invece che l’aspirazione maggiore per una band fu quella di diventare parte del movimento Britpop. Una sorta di passaggio obbligato che ha toccato moltissime formazioni che sono arrivate subito dopo di noi.

Alla fine dei Ride, intorno al 1997, hai seguito Mark Gardener nel progetto The Animalhouse. Riesci a spiegarti perchè quell’avventura non ha avuto fortuna come avrebbe senz’altro meritato?

A ripensarci dopo tutti questi anni, credo che le cause furono solamente da addebitare al momento precario dell’etichetta (che fece uscire l’unico EP e l’unico album ‘Ready To Receive’ solo nel 2000, tre anni dopo la fondazione della band, ndr) che era in una fase di “ristrutturazione”. Non fummo supportati nè da una comunicazione decente nè tantomeno da un supporto legale. Probabilmente ci furono altre cause oltre a queste ma credimi ci sentivamo veramente abbandonati a noi stessi senza nessun tipo di supporto accanto.

E tra gli Animalhouse e Jim Reid c’è stata tanta carne al fuoco no?

Direi di si. Ho suonato con i Supergrass quando Danny Goffey si è preso una pausa per l’arrivo del suo bambino. Poi con Damo Suzuki dei Can, tantissime altre sessions e ho continuato a studiare il mio strumento.

Tre anni fa entri nei Jesus & Mary Chain, secondo la tua opinione cosa è che rende i fratelli Reid un autentico oggetto di culto, cosa rappresentano realmente?

Penso che loro rappresentino al meglio l’idea di libertà, di individualità e di profonda espressione artistica. I think they are unique and Maverick, sanno assolutamente bene che restare nel music business non è una cosa brillante per persone come loro, ma col tempo sono diventati dei perfetti manager di se stessi, questo li ha portati a rimanere integri come erano 25 anni fa seppur continuando ad avere successo dentro l’industria musicale. Davvero da ammirare. Da ammirare e basta.

Ma anche tu ti diletti come Dj?

Solo ogni tanto mi diverto a mettere dischi quando sono invitato da qualche collega-amico, preferisco comunque suonare la chitarra e comporre canzoni… in altri modi!

Con Mark Crozer (chitarrista dei J&MC) sei stato, o lo sei ancora, parte del progetto International Jetsetters. C’è qualche novità a riguardo?

Speriamo presto di poter pubblicare il nostro secondo EP. Ti posso assicurare e anticipare che sarà un gran bel prodotto…!

Non ti posso lasciar andare senza chiederti quando potremmo avere tra le mani nuovo materiale dei Jesus & Mary Chain, ora che sappiamo tra l’altro che potreste riproporre per intero ‘Psychocandy’, che a breve compierà i suoi benemeriti anni.

Ci sono molte cose in ballo. Le notizie di questi ultimi giorni dicono questo, soprattutto per le celebrazioni di quell’album ormai storico. Ma riguardo al nuovo materiale mi auguro di poter darne notizia quanto prima. Magari ci risentiamo no?

Magari certo, sarò la tua ombra caro Loz.

Intervista raccolta da Emanuele Tamagnini

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