A day with Gina BIRCH (The Raincoats): Intervista ESCLUSIVA

687

Ladbroke Grove. North Kensington. Londra. Da dove un anno prima erano usciti i Clash e ancor prima Hawkwind, Pink Fairies e Deviants. Nel 1977 ci provano Ana Da Silva, Gina Birch (classe 1956), Nick Turner, Ross Crighton, Kate Korus (ex Slits), Jeremie F e Shirley O’Loughlin. La primissima formazione delle Raincoats. Che a breve giro diventerà: Da Silva, Birch, Vicky Aspinall + la futura Slits Palmolive. Una all female band che ridefinisce le possibilità musicali della donna in un’epoca assolutamente maschilista come quella del punk. La Rough Trade come approdo iniziale e nel 1979 subito il break con il singolo (ormai un classico) ‘Fairytale In A Supermarket’. Nel novembre dello stesso anno arriva il debutto omonimo prodotto da Mayo Thompson dei Red Crayola (coi quali Gina Birch collaborerà per un periodo importante), l’abbandono di Palmolive che se ne torna in Spagna, altri due dischi (1981 e 1984) sul primo dei quali (‘Odyshape’) ci sono le guest di Robert Wyatt e Charles Hayward dei This Heat. Il conseguente split porta Gina Birch e Vicky Aspinall a provare come Dorothy, con tre singoli tra il 1988 e il 1989 di ispirazione dance. Il progetto non avrà un seguito. Grazie all’interesse di Kurt Cobain e alle conseguenti ristampe, nel 1993 Da Silva e Gina Birch si riuniscono, chiamano la violinista Anne Wood e supportate dall’aiuto di Steve Shelley, realizzano un EP e un album (‘Looking In The Shadows’) che vedono la luce tra il 1994 e il 1996. Gina Birch formerà gli Hangovers al debutto nel 1998. La storia recente è cosa nota (quasi) a tutti. Le Raincoats sono ormai ritornate attive e saranno protagoniste all’All Tomorrow Parties inglese scelte da Matt Groening. La rivampa e l’indomito revivalismo dell’epoca alimentano ineteresse e curiosità. Ecco perchè contatto una disponibilissima Gina Birch, al cui fuoco di fila delle mie domande risponde con estrema precisione e passione. La prima domanda riguarda proprio il festival ATP.

L’importante proscenio dell’ATP quali sorprese riserverà, suonerete solo il primo album?

In these shows we will play a selection of songs from all our eras! ‘The Raincoats’ per intero e poi canzoni come ‘Black And White’, ‘Life On The Line’ e ‘Off Duty Trip’ che non facciamo dai primi anni ’80.

Lo scorso anno avete presentato il documentario “The Raincoats- Fairytales-A Work in Progres” che tu stessa hai curato. Soddisfatte del risultato finale?

It was a wonderful opportunity to bring together all our old footage and to interview so many great people who spoke about us. The film also incorporates super 8 footage from art projects made independently during the late 70s and 80s, when I was inspired to by a camera after seeing Derek Jarman‘s early super 8 work. The Raincoats film has been an unfunded work but now in collaboration with James Mackay, we are raising money to finish the film. There is a lot of footage, and a host of work left to do on the film and I am optimistic that in the course of the next 6 months good progress will be made.

Come moltissime altre band prima e dopo di voi, anche le Raincoats nacquero sui “banchi” della scuola d’arte. Com’era l’atmosfera in quei giorni, realmente così eccitante e artisticamente stimolante?

Per me fu molto eccitante. Ero letteralmente entusiasta dell’aria che si respirava a Londra e nei piccoli centri attorno alla capitale. Soprattutto per una come me che arrivava da Nottingham. Ma il fermento, almeno nella mia città, si toccava con mano nel mondo della musica e della cultura, più che dentro le scuole. A Londra stava emergendo il punk, through various routes via Malcolm (McLaren, ndr) and Vivienne (Westwood, ndr) in the Kings Road. Vivevo in una comunità di squatter, musicisti ed artisti, eravamo considerati outsiders e vivevamo a nostro modo nel nostro mondo. Squat cafes, small rooms above pubs. The Roxy club. I punk e gli hippie erano amici, le nostre vite erano sovrapposte in un certo senso, anche se ovviamente c’erano sovente degli attriti. The Slits were forming, The Clash were becoming huge, The Sex Pistols were turning heads. And of course there were bands from all over the UK beginning to descend, The Buzzcocks, Subway Sect, The Cortinas. Ana e io eravamo fan di questi gruppi ma mai avremmo pensato di formare una band. Poi quando vedemmo dal vivo le Slits io e le altre decidemmo di provarci!

Domanda inevitabile su Londra. In Italia c’è stato e c’è ancora il mito di questa città. Molti giovani vengono ancora attratti dal sogno di poter affermarsi e vivere in mezzo ad un’atmosfera d’altri tempi. Cosa puoi dirci a riguardo?

Come in tante altre grandi città, la vita è cambiata. The squats have largely disappeared, West London, has become ridiculously expensive. Tutti gli artisti si sono mossi verso Hackney, Dalston e ancora più a est. I think, as always, it is important to make things happen yourself. It feels easier in some eras than others. It seems easier, when there is a downturn, property is not snapped up and buildings and spaces are available to rent etc and the emphasis  is not so heavily focused on money and success. Money and success can be great, but if they are the main and only motivating force, often extraordinary work is much more scarce, with many people merely trying to re create what has already been successful. Credo che l’aspetto più interessante dell’era punk fosse che la gente provava a realizzare cose nuove, oneste, con passione e tanto cuore. Come John Lydon, Vic Goddard, Ari Up and not copyists in the Mohican thrash punk style that many now think of as punk. Londrà è una ricca città cosmopolita con alcune “sacche” di creatività e sta alle persone fiutare e tirar fuori il meglio.

Quali sono gli artisti con i quali avevate un rapporto molto amichevole durante quel periodo?

Siamo andate in tour con Kleenex, Spizz Energy e Swell Maps ma abbiamo fatto show anche con Scritti Politti, Young Marble Giants, Gang Of Four, Delta Five, PragVec, Pop Group e le stesse Slits. Lora Logic ha partecipato al nostro debutto, gli Essential Logic stavano nel nostro stesso studio a Barry Street. The studio was in use for 24 hours with us doing the day shift and them doing the night shift.

Il vostro nome col passare del tempo è diventato senza dubbio di “culto”. L’interesse di Cobain, le ristampe, il riferimento dichiarato di molte nuove band ha alimentato il tutto. Se ti fermi a pensare un attimo lo senti questo enorme “peso”?

I used to think that the whole era was completely over, with a line underneath it, never to emerge again. It didn’t ever occur to me, that the Raincoats would have earned a place in history, especially the way history is so often written. It is thanks to a few inspiring and inspired people that we were ever mentioned again. If it had been left to many of the “historians” of punk/new wave, many would think there were no women at all, except perhaps for Gaye Advert, Siouxsie Sioux and Debbie Harry. So thank heavens for the train spotters and the occasional inspired genius!

Se potessi tornare indietro cambieresti qualcosa dell’ultimo album ‘Looking In The Shadows’?

Probabilmente dovrebbe avere meno reverb! E’ un disco super-prodotto. La Geffen si era mostrata molto interessata e voleva un suono diciamo così… levigato, smussato, molto prodotto appunto, così ci mise a disposizione denaro per uno studio e un produttore all’altezza del “progetto”. This can be the death knell for many bands but I think we managed to keep a modicum of self respect and have made a great record, whose time maybe has not yet come!!!

Torniamo al 2006. Cosa ricordi dell’esperienza che vi ha viste al fianco dei leggendari Monks?

Yes it was amazing to discover the Monks. Personalmente non li avevo mai sentiti prima di allora, così quando ci hanno chiesto di voler registrare un loro pezzo insieme (‘Monk Chant’), Ana e io non abbiamo perso tempo e siamo volate a Berlino per realizzarlo. Li avevamo visti qualche settimana prima a Londra in un piccolo club, furono fantastici! In Berlin, it was a huge concert hall, very proper and in a way not so atmospheric but it was great that we were going to be on stage with them for one song! The documentary was screened, which was really interesting and charted their rise and fall. Then the Monks took the stage. It was memorable in that Mark E Smith way, as Mark E Smith was also there to sing one song with them, and during soundcheck he was telling the Monks where they should put their amps, “ooh you shouldn’t have them there, they should be here, like this etc etc” then during the show marched on in the middle of their set to sing his song, when he was supposed to come on at the end. He really loves trouble! The Monks seemed to love him too!

Pensi che in futuro ci sia ancora spazio per il tuo progetto Hangovers?

Gli Hangovers hanno avuto varie fasi, vari alti e bassi, e probabilmente non ci sarà più spazio per vedere nuovo materiale. Sicuramente però ci sarà tempo per qualcosa a livello solista. Sometime I might bring some musicians together to do some live stuff at some point. Will we be the Hangovers? I don’t know. When I do this kind of thing now, I used projections of films that I have shot,  and play guitar and sing in front of them, some with sound already recorded on the film soundtrack.

Qualche anno fa ti sei esibita alla Modern Art Oxford durante una personale di Stella Vine. Il tuo rapporto stretto con l’arte continua dunque…

It was great playing at Stella’s show. Ho anche suonato nella sua galleria a Londra. Voglio sempre lasciare qualsiasi porta aperta alle opportunità. I would like to be more involved with the art world again now, one day to have a show, with music, film, 2 dimensional work as well.

In quale relazione d’amicizia sei rimasta con le tue compagne (attuali e non) delle Raincoats?

Ana and I both like to do visual and music work but mostly to this point we have kept them fairly separate.

Chi è oggi Gina Birch?

Sono una mamma di due ragazzi di 10 e 7 anni, e ho un meraviglioso marito che si chiama Mike. Mi piace scrivere canzoni, suonarle, collaborare con altri musicisti, fare film e video, to make trouble, to be different, to be loved, to knit and to sew, to laugh, to play, to sing, to wear funny clothes, to hang out with interesting people, to grow old disgracefully.

(I am working with two female artists Hayley Newman and Kaffe Matthews on a project called The Gluts and have made a wonderful 50 minute film called “The Gluts Go To Copenhagen”. We have been performing live here and there and have various projects in the pipeline, including a musical. I also have several other film projects on the go, as well as completing a new solo record). No time to stand still!

Intervista raccolta da: Emanuele Tamagnini