65daysofstatic @ Init [Roma, 20/Aprile/2010]

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Mezzoretta d’apertura per i romani Tomydeepestego che nonostante suonino al loro profondissimo ego si approcciano con umiltà al pubblico, condividono con gli headliner della serata l’assenza del cantante e della barra spaziatrice e danno vita a un set gradevole anche se niente di originalissimo. Lungo cambio palco e alle 23.20 salgono gli inglesi. I 65daysofstatic sono quattro ragazzi di Sheffield (UK) e fanno musica strumentale. La musica strumentale è coraggiosa, rinuncia alla forza delle parole e punta forte sul suono. Il suono su cui puntano è quello di una band di post rock con momenti chitarristici stile Deftones che va a un rave illegale e si droga con i loop big beat stile Prodigy. Sul palco quindi convivono Telecaster che suonano Fender Twin, basso, batteria dal rullante larghissimo, tastieroni M-Audio, drum machine, loop machine, strani filtri a pedale, un paio di Mac, sintetizzatori sparsi, pad elettronici di batteria, e chissà quali altre diavolerie. Rock e dance che convivono senza punti di riferimento fissi, si sbeffeggiano a vicenda, si fanno da spalla e si contaminano. Le poche centinaia di giovani all’Init club (che va sold-out nonostante i 18 euro di biglietto: non pochi), si godono una band che si evolve. Due anni fa li ricordavo di spalla al mega-tour dei Cure e non mi avevano colpito molto, ora sono pronti al grande salto (anche se l’assenza di un cantante piacione non li farà mai essere un fenomeno commerciale). Tra pochi giorni esce il loro quinto lavoro, da un paio di settimane abbiamo potuto ascoltarlo intanprima sul loro myspace, e a maggio i nostri gireranno ogni angolo di Regno Unito per promuovere un disco su cui si giocano tanto, lo sanno, si fanno le ossa con l’inospitale pubblico del resto d’Europa. Il set dura poco, 1 ora e spicci più un brano di bis, il giusto prima di cominciare ad annoiare. E si suona in lungo e in largo il nuovo lavoro ‘We Were Exploding Anyway’. Lo si suona sudando, saltando giù dal palco (nonstante sia un palco altro un metro e mezzo), alternando spesso strumenti vari anche nel corso dello stesso brano (col backliner che scaricherà il contachilometri a fine serata). Tutto senza sbavature con un suono credibile e versatile, un prodotto originale che li pone certamente all’attenzione dei musicofili più attenti come gruppo da seguire con cura. Ps. L’allucinante ‘Tiger Girl’ con la quale i 65daysofstatic chiudono il concerto prima del bis potrebbe essere un successone da dancefloor per quest’estate, se vi avanzano 10 minuti e mezzo andatela ad ascoltare sul loro myspace.

Giovanni Cerro