65daysofstatic @ Init [Roma, 15/Maggio/2009]

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Arrivo all’Init e la maggior parte della gente preferisce stare fuori piuttosto che sentire l’opening act, ma non mi supisco. E’ una consueta prerogativa romana. Io entro, e lo faccio in tempo per sentire gli ultimi pezzi dei La Calle Mojada, trio romano, fautore di un ottimo connubio di shoegaze e post rock che cattura completamente l’attenzione mia e dei pochi presenti. Il loro suono etereo crea un’atmosfera onirica nella quale mi immergo fino alla conclusione del loro breve set. L’augurio è quello di poterli sentire meglio in un’altra occasione, magari come headliner.

Appena i tre romani smontano,  la sala incomincia a riempirsi nonostante manchino almeno 20 minuti all’inizio dell’esibizione attesa. In molti cominciano ad accaparrarsi le prime file e già spuntano fuori numerose macchine fotografiche. Il gruppo giunge finalmente sul palco, ed un boato li accoglie. Il combo inglese ha tre album all’attivo. Nel 2007 è uscito l’ultimo ‘Destruction Of Small Ideals’, e nel 2008 hanno accompagnato i Cure in tour, guadagnandosi certamente maggior visibilità. Il genere, infine, è una miscela di math rock, post rock e parti elettroniche sui generis.

Inzia il concerto: i 65daysofstatic abbracciano gli strumenti, danno il via all’esibizione, ma non riescono a tirare giù il freno a mano e, nonostante mi trovi di fronte ad uno dei due chitarristi, non sento granchè. Fortunatamente la sensazione dura solo per i primi pezzi. Posseduti dalla loro musica, coinvolgono gradualmente anche i presenti, che mostrano un po’ più di partecipazione, ed addirittura si lasciano andare a battimano richiesti dal frontman. I pezzi più contaminati dall’elettronica non funzionano molto e sacrificano il batterista, autentica forza della natura, che, tuttavia, ripropone gli stessi pattern della batteria elettronica e non impiega molto a risultare l’elemento trascinante del gruppo grazie ai suoi ritmi forsennati ed irreali. Molto più riusciti i brani più suonati e con parti elettroniche. Le chitarre si inseguono e creano scorci suggestivi, ma comincio a perdermi nelle loro note quando ormai il concerto si avvia verso la conclusione.

Betani Mapunzo

1 COMMENT

  1. a me il concerto dei 65days non è dispiaciuto affatto.Sicuramente meglio i pezzi tratti da Destruction Of Small Ideals ma torno a ribadirlo soldi ben spesi

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