24 Grana @ Carroponte [Milano, 29/Luglio/2011]

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Sul concerto di questo venerdì aleggia il mio personale spettro della serata del 10 luglio, che prevedeva l’esibizione di Raiz e degli Almamegretta riuniti. Una performance stroncata sul nascere, con il cantante che, appena iniziato il primo brano, ha cominciato a veder piovere davanti a sé e sui bagnati presenti una fitta raffica di goccioloni da temporale estivo, durato ben più del previsto e causa dell’annullamento del concerto. Stasera, per fortuna, ci aspetta una piacevole serata estiva, per di più fresca. Unico neo, la presenza di miriadi di zanzare, per le quali questo raduno di carne deve rappresentare una specie di mega buffet. I 24 Grana ne hanno fatta parecchia di strada. Pur senza sfondare, sono riusciti a mantenere una forte personalità, unita a una spiccata coerenza nella proposta musicale e nei temi trattati. La band partenopea è andata in tour per mezza Europa e anche negli Stati Uniti, luogo dove hanno sottoposto il nuovo album ‘La Stessa Barca’ alle navigate cure di un certo Steve Albini.

La salita sul palco della band viene salutata da un boato e da incitamenti sguaiati e di varia natura. Sembra esserci mezza Napoli al Carroponte. Due tizi, in particolare, sono piuttosto espansivi nei confronti del riservato Francesco Di Bella, il cantante, tanto che le loro grida di “sostegno” sembrano quasi più metterlo a disagio, piuttosto che animarlo. Il gruppo inizia di buona lena con ‘Malevera’, dal nuovo disco, e devo dire che l’acustica è ben curata: la canzone, così come le altre, viene eseguita identica alla versione in studio, ma non manca di entusiasmare il pubblico, parecchio coinvolto per tutta la serata, c’è da dire. La band passa in rassegna quasi tutti i nuovi brani, come la divertita ‘Salvatore’, la tesa ‘Cenere’ e poi via via ‘Ombre’, ‘Stop’ fino alla conclusiva (del disco) ‘Oggi Rimani Laggiù”. Il cantante lascia di quando in quando la posizione centrale per saltellare e incitare il pubblico, ora con la chitarra a tracolla ora senza. Il chitarrista è uno spettacolo a sé, grazie alle smorfie e ai movimenti da cervicale che farà durante tutto il concerto, immerso nel suo mondo. Dal passato, saltano fuori ‘La Costanza’, dallo storico ‘Metaversus’, ‘Accireme’, ‘Smania ‘e Cagna” e l’epica ‘Carcere’. L’accoglienza in questi frangenti diventava prevedibilmente ancora più fragorosa, da parte del pubblico. L’esecuzione di ‘Vesto Sempre Uguale’ scatena una sorta di pogo scalcinato e demente tra un gruppetto di persone, che improvvisamente diventano più moleste del necessario (e non per il pogo, ma per fattori congeniti), questo per la cronaca. Tra i brani proposti, non poteva mancare ‘Stai Mai Cca’’, filastrocca indolente e spensierata e probabilmente il maggior successo del gruppo. Ormai in pieno spazio encores, la band chiude la serata con l’orecchiabile e azzeccata ‘Canto Pe’ Nu’ Suffri”. 5 Euro e un venerdì spesi benissimo.

Eugenio Zazzara

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